La Piccola Compagnia Impertinente rivisita Aristofane con la penna di Enrico Cibelli. Splendide interpretazioni di Arturo Severo e Chiara Di Gianni

by Enrico Ciccarelli

«Ma che golpe abbiamo noi?» è l’ultima in ordine di tempo fra le belle produzioni della Piccola Compagnia Impertinente di Foggia. Enrico Cibelli, giovane commediografo di penna brillante, si è cimentato con un riferimento classico: il mordace Aristofane e le sue commedie «Lisistrata» e «Le donne al parlamento». La scrittura è come sempre vivace e convincente, ottima base testuale per l’allestimento registico di Pierluigi Bevilacqua.

Non nascondiamo qualche perplessità sul titolo, che occhieggia a una mediocre commediola di Carlo Verdone e trasforma la narrazione di una rivolta in un putsch ordito da militari, che è normalmente di segno reazionario. Di sicuro giustifica l’abbondante verde oliva e le mimetiche di cui la costumista Celeste Morese riveste le otto attrici in scena (fra cui lei medesima). Con lei vanno citati l’autore delle musiche Marco Maruotti e l’art director Angelica Ferrara. La locandina ringrazia altresì Angelica D’Ambrosio; non sappiamo perché, ma sulla fiducia la ringraziamo a nostra volta.

Otto attrici, si diceva. Per la precisione Lea Berardi, Francesca Camplese, Tonia Casalucci, Chiara Di Gianni, Elena La Riccia, Samanta Leila Macchiarola, Celeste Morese, Veronica Ricucci. Con loro, in evidente disparità di genere, Arturo Severo, nei panni di uno sguaiato, pitocco e misogino Aristofane. Il plot, che differisce in modo sostanziale da quello classico, prevede che le donne di Atene, fallito il tentativo di infiltrarsi nell’assemblea degli uomini per decretare la fine delle ostilità con Sparta (il pacifismo, ben più di un inesistente femminismo, è centrale nelle due commedie di Artistofane, che sono scritte durante la Guerra del Peloponneso), si rifugino nell’Acropoli per negare i loro favori carnali ai troppo bellicosi mariti.

Si fanno sentire, in questa loro sfida, i vincoli patriarcali e le trappole emozionali, alcune safficità appena accennate, il pessimismo fatalista, zavorra di ogni riVoluzione. Aristofane, inizialmente ingaggiato come stratega e cantore delle donne in rivolta, ne diviene il peggior nemico, fino a un esito finale inatteso e drammaturgicamente interessante che naturalmente non verrà svelato.

La mano registica dell’eclettico Bevilacqua traspare soprattutto nelle molte scene di gruppo: movimenti perfetti, cori irreprensibili, anche una splendida interpretazione collettiva di «Taglia la testa al gallo» del compianto Ivan Graziani. Molto pulite pronuncia e dizione. Non ci è piaciuto invece il volume troppo alto di alcuni dialoghi. È naturale, chi teme di non essere ascoltato tende ad alzare la voce; ma in teatro il metodo più sicuro per essere seguiti davvero è abbassarla.

Si tratta comunque di piccoli peccati di inesperienza che andranno limati con il tempo e non inficiano una prova convincente, che forse lo sarebbe stata ancora di più con qualche piccolo sfoltimento del testo, in qualche punto un po’ ridondante.

Decisamente apprezzabile –non è la prima volta- la prova attoriale di Arturo Severo, semplicemente perfetto in un ruolo disegnato da Cibelli con grande complessità, un po’ sarcastico eversore, un po’ laido ubriacone.

Non è la prima volta che questo giovane attore ci sorprende in positivo, e siamo curiosi di capire fin dove può arrivare. Siamo sicuri che Bevilacqua ci aiuterà a soddisfare questa nostra curiosità. Per le attrici, sottolineati impegno e professionalità di tutte, una menzione d’onore spetta a Chiara Di Gianni, che intepreta Basso (ammesso che abbia capito bene il nome del personaggio) con una grinta, una forza e anche una leggiadria davvero da applausi.

Arrivederci presto su queste assi. 

Le fotografie dello spettacolo sono di Samuele Romano

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